Cenni storici su Polistena

Sezione: PERCORSI

Polistena nel 1700POLISTENA, già nel cui nome risuona la “Polis”, la Città greca unita ad un aggettivo che per alcuni significa “forte” e per altri “stretta”,  sorge sul percorso naturale che dalla grandiosa Locri Epizefìri portava verso il Mar Tirreno alla sua colonia Medma, nei pressi dell’odierna Rosarno.
Pertanto Polistena, con ogni probabilità piccola stazione di passaggio tra le due città magnogreche, può orgogliosamente indicare le sue prime radici storiche nella civiltà di Locri e nella Magna Grecia, dove già sei secoli prima di Cristo Zaleuco codificava le leggi (“La più alta Giustizia governa Locri Epizefiri…” Pindaro - Olimpiche X, 17-18; ”Si ritiene che i Locresi siano stati i primi a far uso di leggi scritte…” Strabone, Geografia VI, 259 8), la terra dove Timeo si elevava tanto nella filosofia e nel buon governo da essere citato da Platone nonchè nel Paradiso da Dante Alighieri, la terra della poetessa Nosside e del poeta Senocrito, già tra il IV e V secolo prima di Cristo.

Se non c’è traccia storica della Polistena magnogreca, esiste però un’antica testimonianza archeologica nel suo territorio costituita da una piccola necropoli di epoca Romana, che ne testimonia già all’epoca l’esistenza come area urbanizzata.
I primi documenti che potrebbero indicare una datazione storica certa in epoca Bizantina per la cittadina di Polistena risalgono a subito dopo l’anno Mille, quando nel suo territorio si insediarono i primi monaci Basiliani ai quali certamente si devono i culti, tutt’oggi vivissimi, della Madonna dell’Itria e di Santa Marina, Patrona della città.
Sin dal Medio Evo Polistena fu feudo di diversi casati, ma ne caratterizzò la storia maggiormente quello dei Milano Franco d’Aragona, nel cui periodo storico la cittadina conobbe grande ricchezza di Chiese e Conventi (ricordiamo quello degli Osservanti, sorto nel 1537, dei Cappuccini, nel 1540, dei Domenicani, nel 1579, delle Clarisse, poco dopo il 1600, ma anche quelli dei Carmelitani e dei Paolotti, di cui non si è sicuri della data di fondazione) e nel cui Palazzo nobiliare esiste traccia storica di un teatro capace di mille posti, di una Cappella Musicale che vide affermarsi musicisti di livello europeo come Giacomo Francesco Milano e Michelangelo Jerace, che vantava una sua stamperia ed era persino sede di Zecca che batteva moneta.
Purtroppo questa bellissima cittadina fu praticamente rasa al suolo da uno dei più gravi cataclismi della Polistena rinasce dopo il terremoto del 1783storia moderna, il terribile terremoto del 5 febbraio 1783, che fece 2.221 vittime, pressocchè la metà della popolazione. Non restano quindi oggi che pochissime testimonianze di quell’epoca, ed in effetti la cittadina fu ricostruita in un altro sito, posto su un rilievo più a nord dell’antica città, e dove l’architetto napoletano Pompeo Schiantarelli le diede l’attuale impianto urbanistico. Solo una piccola parte  della popolazione, quella assolutamente più povera, ritornò ad abitare alla meglio nei ruderi pre-esistenti al terremoto, le cosiddette “muraglie”. Testimonianze storiche ed archeologiche si possono reperire presso la Biblioteca e l’annesso piccolo Museo comunale.
Veduta panoramica di PolistenaOggi Polistena è una ridente cittadina di circa 12.000 abitanti, sede di numerose istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, ospedale civile, commissariato di Polizia, Stazione Carabinieri, Caserma dei Vigili del Fuoco ed altri uffici pubblici, con un interessante centro storico ma anche con un’area di insediamenti industriali e produttivi all’avanguardia; il suo impianto urbano ormai si interseca inscindibilmente con gli insediamenti abitativi dei vicini comuni di Cinquefrondi, Cittanova, Melicucco e San Giorgio Morgeto, per cui è ormai ineludibile un grande progetto di conurbazione che presto dovrebbe portare Polistena ad essere parte importante di una ben più grande città nel cuore della Piana, che per popolazione sarebbe la seconda solo dopo il capoluogo Reggio Calabria.

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La cultura può essere vista come l’identità di un popolo, comprendendo la lingua, i costumi, la religione, l’economia. Oppure come la formazione individuale, un’attività che consente di "coltivare" l’animo umano (dal verbo latino "colere"). O ancora come il variegato insieme dei costumi, delle credenze, degli atteggiamenti, dei valori, degli ideali e delle abitudini delle diverse popolazioni o società del mondo, e che concerne sia l’individuo sia le collettività di cui egli fa parte. Ma forse la vera cultura di un popolo è la memoria di ciò che era, unita alla coscienza di ciò che oggi è. In questo cammino svolto nella storia c’è il segno indelebile della sua civiltà.

prof. Giovanni Pecora
Presidente della Consulta Comunale per la Promozione della Cultura del Comune di Polistena