Polistena, città ribelle e libertaria

Sezione: PERCORSI

Nella storia moderna e contemporanea di Polistena bisogna dare testimonianza del grande anelito libertario e dello spirito ribelle contro l’oppressione che ha sempre trovato protagonisti tra i suoi cittadini in diverse epoche: ricordiamo il moto giacobino e repubblicano del 1799, guidato dal giovane conte Michele Milano e da altri polistenesi, i moti antifrancesi del 1814 che videro tra i protagonisti il polistenese Domenico Valensise, la partecipazione attiva di molti cittadini ai moti carbonari scoppiati in provincia di Reggio Calabria nel 1847/48, il grande tributo di sangue pagato, anche come volontari, da molti giovani caduti nella Prima Guerra mondiale, i diversi polistenesi morti nei campi di concentramento nazi-fascisti ed impegnati nella guerra di Liberazione, tra i quali ricordiamo Francesco Jerace, che fu anche sindaco della città. Nel dopoguerra Polistena ebbe con molti suoi cittadini alla guida delle rivolte contadine con l’occupazione delle terre incolte e per l’emancipazione dallo sfruttamento delle raccoglitrici di olive, tra i quali ricordiamo Mario Tornatora, Rocco Pizzarelli e l’ancor attivissimo Girolamo Tripodi, che fu anche parlamentare e sindaco della città per circa trent’anni, e sotto la cui guida Polistena affrontò una durissima lotta di contrasto alla mafia che culminò con diversi attentati al costruendo Palazzo Comunale e persino con il tentato assassinio dell’allora vicesindaco, oggi sindaco della città, Giovanni Laruffa. Ancora ai giorni nostri Polistena è all’avanguardia nell’impegno della lotta a tutte le mafie: è in questa città che operano alcune tra le più importanti realtà di livello regionale collegate all’Associazione “Libera”, ed infine è ancora a Polistena che è nato il movimento dei giovani antimafia “E adesso ammazzateci tutti”, altresì conosciuto in tutta Italia con il nome coniato dai media dei cosiddetti “ragazzi di Locri”.

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La cultura può essere vista come l’identità di un popolo, comprendendo la lingua, i costumi, la religione, l’economia. Oppure come la formazione individuale, un’attività che consente di "coltivare" l’animo umano (dal verbo latino "colere"). O ancora come il variegato insieme dei costumi, delle credenze, degli atteggiamenti, dei valori, degli ideali e delle abitudini delle diverse popolazioni o società del mondo, e che concerne sia l’individuo sia le collettività di cui egli fa parte. Ma forse la vera cultura di un popolo è la memoria di ciò che era, unita alla coscienza di ciò che oggi è. In questo cammino svolto nella storia c’è il segno indelebile della sua civiltà.

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