Polistena: un piccolo percorso artistico, architettonico e paesaggistico
Sezione: PERCORSI
Chiesa Madre e Duomo della città: dedicata a Santa Marina, Patrona della città, è
stata ricostruita con grande base trinavata sul nuovo sito dopo che l’antica Chiesa era stata distrutta dal terremoto del 1783; dall’antica struttura è stata salvata una pregevolissima “Pala Marmorea” cinquecentesca che rappresenta la Deposizione di Nostro Signore Gesù Cristo, che alcuni attribuiscono a scuola michelangiolesca. Vicino alla “Pala Marmorea” vi si può ammirare
l’Altare del SS. Sacramento sovrastato da una bellissima tela raffigurante un particolare dell’ “Ultima Cena” entrambi del famoso scultore e pittore polistenese Francesco Jerace (Polistena, 1853 - Napoli, 1937).
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La Chiesa custodisce anche numerose tele e statue che spaziano dal ‘600 al ‘900.
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Chiesa di Maria SS. del Rosario: sorta anch’essa su solenne
base trinavata con lungo e paziente lavoro di maestranze polistenesi guidate dai Maestri Rovere, accoglie e chiude la fine di Corso Mazzini con un frontale di consistente bellezza; al suo interno custodisce manufatti di un’altra grandissima famiglia di artisti polistenesi, i Morano, nonché opere di altri artisti polistenesi come Carignani, Scerbo e Tigani.
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Chiesa di Maria SS. Immacolata: sorge laddove insisteva l’antico convento degli Osservanti, ed è caratteristica per l’imponente cupola che la sovrasta; fu ampliata verso la fine dell’ottocento con l’artistico ed appassionato lavoro di maestranze polistenesi come i Formica, i Calcopietro, i Rovere. Si sviluppa su base a navata unica molto ampia, coperta da un caratteristico sottotetto ligneo, e presenta al suo interno un bellissimo altare in marmi policromi, sul quale spicca, oltre alla ottocentesca statua lignea dell’Immacolata Concezione, una bellissima statua marmorea di Santa Lucia attribuita da F. Negri Arnoldi a Pietro Bernini.
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Chiesa della SS. Trinità: è una bellissima costruzione con facciata in pietra, con un caratteristico campanile bizantineggiante ed una originale cupola policroma in piastrelle maiolicate, costruita probabilmente con le stesse macerie della chiesa distrutta dal terremoto del 1783. Custodisce al suo interno un pregevole dipinto di stile iconico di ignoto autore del XVI sec. Ed gruppo scultoreo ligneo raffigurante l’immagine della Vergine Maria dell’Itria (un culto tipicamente bizantino) recuperata da una cassa restituita dal mare durante l’iconoclastìa. Sorge su uno dei posti impedibili di Polistena, l’ampio piazzale dal quale si può ammirare un panorama unico, avendo a fronte, verso ovest, la lussureggiante distesa secolare degli ulivi della Piana con l’occhio che giunge in un attimo in riva al mar Tirreno, dove oggi si distinguono distintamente le imponenti gru del porto di Gioia Tauro e subito dopo, seguendo la linea dell’orizzonte azzurro, svetta improvviso e maestoso il vulcano Stromboli con il suo eterno pennacchio, che nei giorni più tersi viene attorniato dalla corona della altre isole Eolie. Ma basta volgere lo sguardo verso sud per seguire il lussureggiante Aspromonte che si inerpica dal mare a partire da monte Sant’Elia e ci arriva fin dietro le spalle, quasi a proteggerci, con le bellissima vista della cittadina di San Giorgio Morgeto sovrastata dal castello, ed a nord Capo Vaticano e le prime propaggini delle Serre. Un’immagine mozzafiato, immortalata in centinaia di dipinti in tutto il mondo.
Chiesa di San Francesco di Paola: sorge nelle adiacenze dell’antico convento dei Paolotti, vicina alla Chiesa del Rosario, ed è dedicato ad uno dei più grandi Santi calabresi, il cui culto è molto sentito a Polistena. Antistante alla Chiesa si trova un piccolo manufatto in pietra, sovrastato da una particolare croce ferrea, datato 1739 sul lato volto ad est, e su quello ad ovest riportante un’iscrizione con una misteriosa concatenazione di lettere di ancora incerta decifrazione.
Chiesa di Maria SS. della Catena: fu costruita sul finire dell’ottocento per ricordare lo stesso culto che si venerava in un’antica cappella distrutta dal sisma del 1783.
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Chiesetta di Sant’Anna: pur nelle sue ridottissime dimensioni rappresenta un luogo importante per le memoria storica di Polistena, sia perché è il manufatto più antico della città in quanto non fu distrutto dal terremoto del 1783, sia perché al suo interno sono state tumulate le ceneri dei 2.221 cittadini morti a causa del tremendo sisma.
Monumento ai Caduti: come moltissime cittadine anche Polistena ha dedicato ai caduti della prima Guerra mondiale un monumento alla memoria, ma nel nostro caso, avendo la fortuna essa di aver dato i natali al grande scultore Francesco Jerace (di cui ricordiamo le più famose opere come il famosissimo gruppo bronzeo “l’Azione” posto davanti all’altare della Patria a Roma, la grande scultura di Vittorio Emanuele II a Palazzo Reale di piazza del Plebiscito a Napoli, la scultura raffigurante Beethoven presso il Conservatorio “San Pietro a Maiella” a Napoli, il monumento a Gaetano Donizetti nella sua Bergamo, l’allegoria del busto “Victa” esposto al Museo Filangeri, il bassorilievo del frontone dell’Università Federico II di Napoli, le due monumentali statue di San Paolo e Santo Stefano poste davanti al Duomo di Reggio Calabria, la Vergine nella Chiesa di Santa Maria a Varsavia, la Cappella French nel Cimitero di Dublino, l’altorilievo Il mito di Demetra nel Cimitero di Atene, ecc.) la Vittoria alata da lui scolpita per la sua città, detta “la Bellona”, posta su un basamento di pietra del Carso, assume un valore artistico di assoluto rilievo.
Casa natale dei Morani: il luogo non è di valore architettonico intrinseco, ma ricorda una delle più grandi dinastie di artisti polistenesi, appunto i Morani, che a partire dal capostipite Fortunato giunto a Polistena nel primo scorcio dell’ottocento generò figure di primissimo piano internazionale, tra i quali ricordiamo Vincenzo Morani, pittore di grandi doti artistiche di cui si può ammirare limportanza del tratto, ad esempio, visitando la Basilica della SS. Trinità nella Badia Benedettina di Cava de’ Tirreni, interamente dallo stesso affrescata; lo stesso Francesco Jerace era nipote dei Morani e ne aveva frequentato da giovanissimo la bottega d’arte del nonno materno Francesco.
Sezione: PERCORSI
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Commento di francesco
Lunedì 30 Luglio 2007 alle 6:00 am
perchè non ne pubblicate altre sono bellissime noi siamo di ROMA ci fa piacere vederle grazie
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